Marta ha tredici anni, con la madre e la sorella maggiore lascia la Svizzera dov'è cresciuta, un territorio di fatto neutro e vergine, per tornare nella terra d'origine, nella profonda Calabria. Qui avrà modo di confrontarsi con una realtà diversa, ricca di contraddizioni.La regista scrive e dirige il suo esordio cinematografico con profonda dedizione e portando in grembo argomentazioni problematiche, vive e forti: la deriva delle feste religiose e della chiesa tutta con l'insita corruzione, la crescita in fase adolescenziale. Adottando il suo familiare stile documentaristico e curando magnificamente la direzione degli attori mette in contatto diretto, in contrapposizione, diverse o anche opposte prospettive che gravitano attorno alle tematiche portanti, due crocefissi, due parroci profondamente diversi, due chiese che testimoniano il paradossale divenire di questo impero che cerca affannosamente di sopravvivere in un'epoca che segue una direzione opposta. Tutto ciò si rappresenta e si palesa davanti agli occhi di Marta, seguita costantemente dalla macchina da presa, un corpo estraneo, un elemento puro che non condivide quella realtà perchè non capisce, non può capire le sovrastrutture e le ipocrisie sociali.
valutazione: 7





