
In uno scenario agreste acceso dal sole più profondo si narra la storia di Michele, un bambino di dieci anni che vive una tranquilla estate di campagna contornato da lunghe e alte distese di grano, buffi amici e una famiglia comune. Un buco in terra davanti a una vecchia e sperduta casa in rovina irrompe nella sua quotidianità.
La regia di Salvatores segue con enfasi e amore i corpi dei giovani protagonisti con carrellate, dolci note, colori accesi, passionali. Il tutto spinge verso l'emozione più commovente ed eterea. La recitazione scadente dei bambini si contrappone sin da subito a quella degli adulti a rappresentare ciò che forte e nitido emerge nel film, il contrasto tra la fragile purezza dei piccoli, ingenui e sinceri anche incapaci di recitare e quindi di mentire, di vestirsi di altre identità, e la deriva degli adulti, falsi e brutali capaci di soffocare il puro, il sincero, il vulnerabile per scopi materiali, la ricerca di uno stessante e forse inutile riscatto sociale. Il personaggio di Filippo rappresenta proprio la "fanciullezza" deposta, soffocata, perduta dagli adulti nel mentre lo spirito di Michele, inconsapevole e vero, coi suoi occhi impauriti e caldi, ricerca la loro guarigione, purificazione.
valutazione: 7
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