martedì 3 gennaio 2012

Io non ho paura (Gabriele Salvatores, 2003)



In uno scenario agreste acceso dal sole più profondo si narra la storia di Michele, un bambino di dieci anni che vive una tranquilla estate di campagna contornato da lunghe e alte distese di grano, buffi amici e una famiglia comune. Un buco in terra davanti a una vecchia e sperduta casa in rovina irrompe nella sua quotidianità.
La regia di Salvatores segue con enfasi e amore i corpi dei giovani protagonisti con carrellate, dolci note, colori accesi, passionali. Il tutto spinge verso l'emozione più commovente ed eterea. La recitazione scadente dei bambini si contrappone sin da subito a quella degli adulti a rappresentare ciò che forte e nitido emerge nel film, il contrasto tra la fragile purezza dei piccoli, ingenui e sinceri anche incapaci di recitare e quindi di mentire, di vestirsi di altre identità, e la deriva degli adulti, falsi e brutali capaci di soffocare il puro, il sincero, il vulnerabile per scopi materiali, la ricerca di uno stessante e forse inutile riscatto sociale. Il personaggio di Filippo rappresenta proprio la "fanciullezza" deposta, soffocata, perduta dagli adulti nel mentre lo spirito di Michele, inconsapevole e vero, coi suoi occhi impauriti e caldi, ricerca la loro guarigione, purificazione.

valutazione: 7

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