martedì 15 novembre 2011

L'angelo sterminatore (Luis Bunuel, 1962)


A fine Opera, un gruppo di alto borghesi cena in una ricca villa in via della Provvidenza. Per giorni nessuno di loro sarà capace di uscire da lì, intrappolati da un Angelo sterminatore, un giudice supremo, lo stesso regista.
Con certa aggressività, violenza e irriverenza, Bunuel attacca la cultura borghese, rea di essere statica, di un'immobilità mortificante e di perdersi frequentemente in falsi problemi, fraintendimenti e squilibri che contraddicono la propria costumatezza. Non c'è speranza.
La messinscena è fantasiosa, sperimentale e allegorica, fotografata magnificamente e vivacizzata dal simbolismo pungente e personalissimo del regista.

valutazione: 8

lunedì 7 novembre 2011

Il segno degli Hannan (Jonathan Demme, 1979)


Harry Hannan, agente segreto, è in pericolo.
Un film spaccato a metà. La prima parte cresce bene nell'ambiguità e nella decadenza psicologica del protagonista, retta anche dalla regia di Jonathan Demme motivata e con piglio visionario e da un sempre bravo Roy Scheider. Ma quanto di buono e curioso sembra proporci il film in principio, si dissolve nel nulla man mano che la storia si districa, evidenziando una sceneggiatura scadente, banale, incapace di evolvere ed approfondire i personaggi e di creare un intrigo teso e personale e che soddisfi i tanti input Hitchcockiani appiccicati di qua e di là. Il personaggio ambiguo ma purtroppo, sin dall'inizio, prevedibile di Ellie irrompe nella seconda metà della storia rivendicando il valore morale della sua vendetta privata, rinvigorendo il sapore etnico che già andava sfacendosi nella storia. Il finale ridicolmente sfarzoso e ambientato alle cascate del Niagara getta ulteriori falle su un thriller non riuscito.

valutazione: 5

martedì 1 novembre 2011

Tutti gli uomini del presidente (Alan Pakula, 1976)


Washington, anni 70. Due giornalisti del "Washington Post" indagano su una presunta attivita spionistica del partito politico del presidente degli Stati Uniti Nixon.

Un film straordinario, una docufiction essenziale. "Tutti gli uomini del presidente" è un incitamento al giornalismo vero, verso la viva ambizione più autentica messa al servizio dello svisceramento dell'apparenza, del doppiogioco politico. Tutto ciò evidenzia l'alto tasso morale di questa opera cinematografica, per il resto, in avvio, anche non semplicissima da seguire vista la quantità di intrigo e di personalità sospettate e coinvolte attorno al più grande misfatto politico degli Stati Uniti degli anni 70. Una costruzione filmica che ha fatto scuola negli anni sia per gli elementi cinematografici, ma anche per il ritmo serratissimo e tutto d'un fiato, per la valenza etico-storica dell'autentico lavoro giornalistico, e per la maestria con cui viene messa in piedi una profonda docufiction.

valutazione: 10